Elisabetta Brambilla, esperta qualificata di riflessologia plantare ha concesso una intervista a PoliMateria per condividerla con voi. Buona Lettura.
Iniziamo con la cosa più ovvia: puoi dare una definizione breve ma precisa della riflessologia plantare?
EB: La riflessologia plantare è una tecnica di massaggio su specifiche zone dei piedi ed ha la finalità di portare rilassamento e benessere alla persona.
Interessante. Immagino che abbia una storia più o meno recente.
EB: Ritrovamenti storici permettono di fare risalire la riflessologia plantare al tempo degli Egizi, nell’ antica Cina e tra alcune tribù degli indiani d’America. In epoca moderna, a seguito di studi, è stata eseguita una mappatura creando così una sequenza, in particolare modo per la riflessologia Fitzgerald che segue passo passo gli apparati del nostro organismo iniziando da quello urinario. Durante gli studi è stato verificato che, a seguito del trattamento di riflessologia, i medici potevano impiegare una minor dose di anestetico durante gli interventi.
Quindi anche qui ci sono diversi tipi di “scuole”?
EB: È importante ricordare che esistono diversi tipi di riflessologia plantare, oltre al metodo Fitzgerald ricordiamo l’On Zon Su che proviene dalla Cina ed era praticata già dal 3000 a.C. oppure quella thailandese che fa uso di strumenti come il bastoncino in legno. Inoltre la riflessologia può essere palmare, auricolare, o facciale come per il Dien Cham.
Sembra che tu prediliga però un metodo rispetto ad altri.
EB: Personalmente ho scelto di utilizzare soprattutto la riflessologia Fitzgerald perché mi permette di avere un’idea generale sullo stato della persona nel suo complesso. Il trattamento di riflessologia diventa un dialogo, spesso non verbale, tra chi esegue e chi riceve. In alcuni casi, invece, comunicare empaticamente (nel rispetto di sé e dell’altro) con le persone diventa estremamente utile perché permette alla persona stessa di approfondire o associare quale emozione sta alla base del proprio dolore. Portare l’attenzione su questi aspetti spesso favorisce un nuovo punto di vista e consente alla persona di apportare un cambiamento utile nel proprio stile di vita.
Hai un percorso standard o studi un ciclo per ogni persona?
EB: A volte mi viene chiesto “quante sedute devo fare?”, “ogni quanto tempo posso fare un trattamento?”. Per la mia esperienza posso affermare che la “risposta fisica” è sempre soggettiva: più la persona è presente a sé, più facile sarà notare le differenze tra prima e dopo. Per uno stesso disturbo il corpo di una persona può reagire in tre sedute mentre per un’ altra ne servono, per esempio, sette. Il mio compito è di accompagnare la persona a una osservazione attenta di ciò che cambia e ciò accade, a volte, già dopo il primo trattamento! Sicuramente la riflessologia permette un profondo rilassamento fisico e mentale, può capitare di addormentarsi ricevendo la riflessologia!
Quindi ne consegue la domanda “Ogni quanto tempo?”
EB: Ogni volta che se ne sente il bisogno. Se dopo una seduta la sensazione di benessere permanesse per un mese, diventerebbe inutile fissare un appuntamento dopo una settimana e aspetterò magari un mese e mezzo. Viceversa se dopo una settimana sento di voler riprovare la sensazione di rilassamento dovuta al trattamento non aspetterò un mese. Io invito sempre la persona ad ascoltarsi, questo per favorire il collegamento tra la percezione fisica del suo corpo e quella del suo stato emotivo. Questo consente di fare trattamenti anche in maniera occasionale senza sentire la costrizione simile ai trattamenti medici.
Ringrazio tantissimo Elisabetta per la sua preziosa intervista e spero vi sia utile.
Elisabetta Brambilla pratica da parecchi anni la riflessologia anche altre discipline. Può essere contattata tramite il modulo di contatto di questo sito. Si consiglia di lasciare anche un numero di telefono per una risposta più veloce.
Ph. Credit: Anete Lusina – pexels.com